Belvì Turismo

ALLA RICERCA DELLE JANAS

Si chiamano così perché si credeva che i fori visibili nella roccia fossero l’ingresso della casa delle janas, piccole creature della tradizione popolare sarda. In realtà le domus de janas testimoniano la presenza umana nel territorio di Belvì a partire dal Neolitico recente e rappresentano la più antica espressione di arte funeraria: non si tratta solo di tombe, ma di luoghi di culto legati alla credenza di una rinascita dopo la morte attraverso il potere della Dea Madre e del dio Toro, i cui simboli sono presenti in alcune grotticelle.

LUNGO LA FERROVIA

La pittoresca stazione di Belvì-Aritzo è stata a lungo il cuore pulsante della vita comunitaria belviese: per un intero secolo, infatti, la ferrovia è stata un’arteria vitale per il paese. La linea, completata alla fine dell’Ottocento, fu per la Barbagia di Belvì uno dei primi collegamenti con le altre zone della Sardegna e con il capoluogo, incentivando gli scambi commerciali e lo spostamento delle persone. 

Una curiosità: la galleria che attraversa le campagne di Belvì sotto il passo S’Arcu, inizialmente progettata per misurare esattamente un kilometro, arriva “solo” a 999 metri. Oggi si può ripercorrere il tragitto dei binari lungo i vecchi caselli della tratta ferroviaria in un piacevole trekking alla scoperta di un angolo nascosto tra i boschi di noccioli e castagni, lasciandosi cullare dal suono dei ruscelli, in un paesaggio sostanzialmente immutato dai tempi di “Mare e Sardegna” di David Herbert Lawrence.